Yearly Archives:2019

Il tabù dell’incertezza paterna.

Nel XX secolo purtroppo essendo la cultura monopolio maschile, non sono mai emersi e nello specifico in campo psicoanalitico e psicologico, aspetti che potessero oscurare la “potenza fallica” dell’uomo.

Nell’immaginario fallico del maschio, la sua potenza si spegne nell’incertezza paterna, ovvero nella sua ossessione di non poter mai sapere se davvero è padre del figlio che gli viene indicato dalla madre di un bambino/a.

Per quietare questa angoscia maschile, il dubbio di allevare un bambino geneticamente appartenente a un altro maschio, gli uomini si sono inventati poteri divini assegnati in quanto sacerdoti, poteri di vita e di morte, e poteri divini di poter accusare come malvage e peccaminose le donne i cui figli non avevano alcuna certezza paterna.

Stiamo parlandodelle prostitute, cosi definite dagli uomini, cioè di quelle donne che dopo essere state sedotte e violentate, vengono abbandonate nella solitudine da parte di tutto il contesto sociale, influenzato dalla cultura religiosa, nel nostro caso quella cattolica.

Nelle regioni meridionali si obbligava il maschio a sposare la donna che egli aveva ingravidato, certamente più corretto perché attribuiva al maschio la responsabilità della cosa.

Nelle regioni settentrionali dell’Italia come per esempio nella cittadina di Mantova, il maschio che aveva ingravidato la donna veniva protetto e sulla donna veniva riversata ogni responsabilità in modo calunnioso, alcune sentenze giuridiche parlano di questa reazione maschile, imputando alla donna comportamenti seduttivi che avrebbero trascinato il maschio all’atto sessuale con la premessa che l’uomo non può controllare il proprio istinto sessuale se viene sottoposto a seduzione.

Nella ridente cittadina della padania,capitava che la figlia o i figli una volta cresciuti perché non soppressi con aborti clandestini, assomigliassero irriverentemente al padre, e pertanto veniva imposto per esempio alla figlia, se il padre abitava in qualche paese della provincia di Mantova, di non avvicinarsi ai luoghi di residenza del padre per non suscitare scandalo con la sua stessa somiglianza al padre, o in altri casi di maggiore violenza sociale, se la residenza del padreclandestino corrispondeva alla residenza della madre e del figlio rigettato dal padre in quanto marito di altra donna questi se aveva molto potere sociale in quanto politico riverito rinomato e rispettatoda tutti, procedeva in modo occulto a far allontanare legalmente il figlio dalla madre, in modo che il figlio andasse a vivere in luoghi distanti e in modo che la somiglianza del figlio non suscitasse scandalo al politico che aveva ingravidato la donna e scandalo alla sua famiglia con conseguente espulsione dalla vita politica, in particolare se, si parla degli anni ’70, se il politico aveva un appartenenza democristiana.

Ovviamente in una società basata sul diritto questo poteva avvenire solo per validi motivi, per esempio una desunta incapacità mentale, magari con un tipo di patologia che non mostrasse evidenti deliri e allucinazioni, per esempio la sindrome paranoidea altresi chiamata “pazzia lucida” e come una follia  possa essere lucida è tutto da capire….

Siamo nella città di Rigoletto la città degli intrighi e dei tradimenti, ma di certo qualcosa di simile accadeva e probabilmente accade ancora in tutto il mondo; nei paesi islamici risolvono il tabu dell’incertezza paterna con una lapidazione, nei paesi asiatici inducono la donna e il figlio ad auto sopprimersi in modo suicidario, per la vergogna, in India le donne violentate si suicidano perché sanno di non poter più avere una vita nel rispetto e nella dignità, in Italia patria del diritto romano lo si faceva e lo si fa ancora manipolando leggi quindi togliendo diritti in modo pretestuoso, cioè  la “patria potestà”, e non è un caso che anche per la donna si chiami patria potestà e non matria potestà.

Cosa dire, dal punto di vista psicologico l’uomo di dovrebbe evolvere e alla luce delle recenti scoperte sul dna, che dimostrano un dna comune con tutti per il 99% , con con gli altri esseri viventi per almeno il 70%, capire che dall’atto procreativo non procede materia biologica per la metà di un altro se stesso, come erroneamente pensava la scienza medica prima, e quante fesseria ci ha rifilato la scienza medica.

In conclusione tutto quel giro ormonale in prevalenza testosteronico, durante l’atto sessuale che tanto fa sentire onnipotente il maschio, fa proseguire un misero 0,05% del suo dna, comprensivo dei suoi antenati, e la sua angoscia di incertezza paterna può contare su un misero 0,00001% di caratteri esclusivamente suoi, antenati esclusi, o forse meno.

In altre parole il maschio viene perturbato dalla “carta regalo”, la somiglianza esterna, e non dall’effettivo contenuto genetico, la somiglianza esterna è ciò che alimenta il desiderio di accudire un figlio che sembra “solo mio” almeno al 50%, mentre la natura fa il suo corso fregandosene della soggettività maschile e propagando il restante 99% di dna comune a tutti.

Le donne invece hanno propensioni accuditive a prescindere dalla somiglianza a se stesse dei “cuccioli” d’uomo.

https://youtu.be/2IasVY5_4qQ 

admin

Il metodo psico cognitivo dei giovani architetti le mappe concettuali.

Negli anni settanta un pedagogista statunitense J. D. Novak, teorizzo una teoria costruttivista secondo cui ogni conoscenza astratta si sviluppa secondo uno schema gerarchico di concetti.

 

In realtà si scopri successivamente che l’intuizione di Novak riguardava il tipo di linguaggio e la cultura in cui viveva una persona; nel caso del pensiero occidentale il pensiero aristotelico che ha condizionato molto l’ideazione scientifica, risultando essere in molti casi inadeguato, come asserito anche dai teorici della complessità che vedevano nel pensiero forte uno scollamento dalla realtà consistente e nel pensiero debole un’approssimazione alla realtà molto più valida e attendibile.

Il pensiero forte è il pensiero che semplifica 1000 variabili in 10, il pensiero debole è un pensiero che non semplifica e anche se vede solo 100 variabili immagina che ce ne siano altre 900, diciamo che le 1000 variabili che non vedremo mai tutte, sono la realtà, pertanto se ci svincoliamo dal linguaggio che ha caratteristiche di gerarchizzazione categorica, la realtà che non possiede categorie è esperienza sensoriale interpretata dal cervello che la codifica in varie forme in ideazione e memoria.

In altre parole il pensiero forte è un pensiero infantile e il pensiero debole è un pensiero adulto.

Nella realtà fisica non esistono le gerarchie imposte dalla  mappa concettuale, che molti architetti del politecnico di Milano ritengono essenziale per la progettazione delle loro opere.

La realtà fisica ha caratteristiche di causalità e casualità, l’architetto si trova a manipolare materiali, spazi quindi una realtà fisica, molto complessa, l’architetto ingenuo la semplifica in mappe concettuali, mentre l’architetto esperto conosce la complessità della realtà dalla propria esperienza.

Nella complessità si riconosce il processo causale e si diventa consapevole della causalità e della casualità della realtà, l’ingenuo invece è convinto di poter afferrare tutto attraverso concetti che si auto costruisce inibendo in questo modo la sua capacità di riconoscere i processi causali.

Il pensiero ingenuoe semplice è un pensiero automatico, superficiale e scarsamente risolutivo di problemi nuovi.

L’esperto se lo è veramente, sa “di non sapere” e pertanto osserva, riflette, deduce, è propenso all’autocritica intellettuale e alla ricerca.

Il creativo invece è intuitivo e sa adattare con grande gentilezza e rispetto, a una realtà la propria azione costruttiva.

Nel razionalismo architettonico, che per esempio potrebbe ritenere valido il metodo delle mappe concettuali, non c’è ne gentilezza ne rispetto, ma prepotenza e semplificazione in una auto generatività avulsa dal contesto reale  in cui si rispecchia come un narciso.

In conclusione le mappe concettuali potrebbero essere definite più un “anti architettura” ben che siano molto utili in campo pedagogico in particolare con i bambini che hanno un pensiero semplice e ingenuo.

Il razionalismo architettonico  non si cura di chi abiterà gli spazi che sta progettando, non è ne empatico ne intuitivo ne esperienziale è solo autoesaltazione della propria capacità di astrarre svincolandosi dalla realtà biologica di cui tutti noi siamo fatti, e le mappe concettuali sono le loro più amate compagne.

 

admin

Architetti: quando la cultura diventa spettacolo.

L’architettura ebbe nella storia funzioni differenti, la principale fu quella protettiva e di incontro sociale, poi si affiancò quella estetica in cui la funzione principale era quella di ostentare potere e creare timore reverenziale nei ceti sociali più bassi.

Oggi l’architettura si è svuotata della sua funzione principale e quindi si è svuotataanche di senso, abbiamo un’ architettura che vuole stupire a tutti i costi, con contenitori vuoti, avulsi di senso, di dubbia bellezza.

Come nel periodo fascista l’ignoranza architettonica distruggee copre le forme e le tinte degli artefatti precedenti, che ci parlavano di storia e di vicende che si sono susseguite negli anni, con i suoi tipici segni lasciati sul materico, trasformando gli edifici con stucchevoli “contenitori” quasi fossero “carte da regalo” : gli intonaci, che rendono tutto uniforme, liscio, come un foglio bianco rimasto tale perché le idee sono morte.

Ma un foglio bianco vicino a un’ opera d’arte fa una pessima figura, da qui la necessità dei nuovi architetti e restauratori di occultare tutto con piani e tinte uniformi, trasformando in deserto creativo ciò che fu un dei luoghi, l’Italia, fra i più fertili di idee e arti.

E allora l’architettura non può che trasformarsi in un festival, come il festival di San Remo che a suo tempo si sostituì alla lirica dei tempi storici precedenti volgarizzando la musica, anche l’attuale festival dell’architettura, a Mantova,  diventa luogo di intrattenimento dove si fa spettacolo, l’architettura si è trasformata in una scenografia temporanea, dove la cultura viene sostituita da bizzarre riflessioni scollegate fra loro, nel tentativo di farne un inconsistente business hollywoodiano, che fa sfilare architetti come se fossero attori famosi, e poi non stupiamoci se in questa concezione dell’architettura, scialbo diventa il destino dei terremotati abruzzesi, cui si offre una temporanea scena che poi si smonta per trasferire lo spettacolo in altro luogo, lasciandoli privi di reali soluzioni abitative.

Figlia del suo tempo l’attuale architettura scenicaha perso i proprio senso di esistere, quella di dare risposte concrete al bisogno abitativo di tutti, in un decadentismo culturale che è sotto gli occhi di tutti, ossessionata dall’idea che un edificio possa essere sporco e quindi vada ripulito e riordinato, trasforma tutto in tabula rasa, secondo una sua invenzione che chiama “razionalismo” dove tutto è lineare ingombrante e prepotente nell’occupare i luoghi incantati che furono un tempo della natura.

Il linguaggio occulta tutto questo squallore chiamando eccellenza, ciò che resta dopo aver eliminato e distrutto tutto ciò che si discostava da questo modello povero, scialbo, vuoto e privo di relazioni estetiche e funzionali con il proprio contesto ambientale e con le persone reali, in una forma di autoesaltazione solipsistica fatta di vuoti di contenuto e tanta apparenza scenica.

admin

L’ottusità della banalità nel paesaggio architettonico oggi.

 

Nelle scuole di architettura si fa un uso smodato di programmi per il disegno architettonico, fin dal primo anno gli studenti universitari volenti o nolenti, vengono costretti a disegnare su monitor di pc, in cui è più il tempo impiegato, anche una decina di operazioni con il mouse per una sola modifica, per ottenere una stampa leggibiledel disegno in autocad (caratteri, grafie, spessori e colori) che l’esecuzione del disegno stesso, una linea sul monitor appare sempre dello stesso spessore, ma una volta stampata a secondo del valore informatico che viene inserito (comando utilizzato) cambia spessore, ma attenzione queste non sono operazioni stabili, a volte ti accorgi che autocad per conto proprio ha messo uno spessore diverso forse perché inavvertitamente si è sfiorato con il puntatore la linea che si era appena cambiata.

Gli studenti fanno a gara fra chi è più abile a controllare questa tecnologia perdendosi in cose che sono più da impaginatori di stampe di libri o di manifesti che cose da architetti,i più bravi con il pc ottengono voti più alti, così si incentiva il comportamento: impaginatore di “bella e gradevole stampa”, e poco conta la sostanza del progetto che può essere copiato con il solito copia e incolla di dwg ampiamente reperibili sul web.

Questo significa che da un copia e incolla ne deriva quasi sempre qualcosa di avulso dalla situazione progettuale reale,tuttavia questo viene incoraggiato dai docenti perché è più facile che il concorso si vinca con una buona idea copiata che con una idea propria se si è scadenti da questo punto di vista.

Se vi chiedevate il perché del ricorrere uguale nelle progettazioni dei giovani architetti, questa è la spiegazione: nel percorso formativo viene incoraggiata questa pratica, così ci troviamo un pezzo di bosco verticale, ma messo in orizzontale, in piazzale Gramsci a Mantova, dopo che è stato abbattuto (voluto dal sindaco architetto precedente) un bellissimo pino spontaneamente verticale nella stessa piazza, oppure una strada antica, romana corso Pradella che prevede di scalpellinare in modo differente le aree parcheggio (famosissimi nell’antica Roma i posti parcheggio ma si può?) è follia tecno architettonica che avanza, ma tutto questo eccita chi lo fa e zittisce per lo stupore chi lo deve subire davanti alla propria finestra, avanza il thanatos la pulsione disgregatrice del bello e della vita, facendo finta di essere eros…. mentre la venusiana bellezza soccombe.

Dal punto di vista psicologico l’eccessivo ricorso alla tecnologia impoverisce:

  • Lo spirito critico,
  • La capacità analitica e discernitiva,
  • la capacità di risolvere nuovi problemi
  • appiattisce la creatività,

quindi non stupitevi se vi trovate di fronte a un architetto e assistente di un docente di architettura ossessionato dallo spazio che possono occupare i bagni (la pulsione evacuatrice rappresentativa di thanatos) dall’idea che ogni disegno debba essere a norma (l’ossessività anale che avanza)in base a canoni dalla scuola stabiliti, che poi possono essere diversissimi da quelli di altre università di architettura, ….e si, futuri grandi e geniali creatori di opere architettoniche (questo forse nella fantasia dei loro formatori) ma omologati :

  • nel tipo di rappresentazione grafica
  • nel modo di reperire idee
  • nel modo caotico e chiassoso di lavorare assieme facendosi andare bene gli errori di misura più lapalissiani perché caos e chiasso sono il regno di thanatos dove impera l’informe tutto uguale a se stesso come la dimensione dei cartigli che vengono imposti.
  • e nel modo di utilizzare inglesismi come layout o altro perché fa sempre “in” per un architetto sfoderare qualche inglesismo.

Non stupiamoci se poi con una laurea in architettura gli vengono offerti posti di lavoro che riguardano l’impaginazione o la computer grafica, in pratica impaginatori di contenuti altrui, o al massimo qualche consulenza sulla folle normativa vigente sulle varie messe a norma, il mercato capisce bene la reale produttività di un soggetto, e forse saranno sempre più rare le proposte di lavoro che riguardino davvero la professione di architetto, gli ingegneri ringraziano, copiati nei modi dai loro più aspri criticoni: gli architetti.

 

 

 

admin