Il metodo psico cognitivo dei giovani architetti le mappe concettuali.

Il metodo psico cognitivo dei giovani architetti le mappe concettuali.

Negli anni settanta un pedagogista statunitense J. D. Novak, teorizzo una teoria costruttivista secondo cui ogni conoscenza astratta si sviluppa secondo uno schema gerarchico di concetti.

 

In realtà si scopri successivamente che l’intuizione di Novak riguardava il tipo di linguaggio e la cultura in cui viveva una persona; nel caso del pensiero occidentale il pensiero aristotelico che ha condizionato molto l’ideazione scientifica, risultando essere in molti casi inadeguato, come asserito anche dai teorici della complessità che vedevano nel pensiero forte uno scollamento dalla realtà consistente e nel pensiero debole un’approssimazione alla realtà molto più valida e attendibile.

Il pensiero forte è il pensiero che semplifica 1000 variabili in 10, il pensiero debole è un pensiero che non semplifica e anche se vede solo 100 variabili immagina che ce ne siano altre 900, diciamo che le 1000 variabili che non vedremo mai tutte, sono la realtà, pertanto se ci svincoliamo dal linguaggio che ha caratteristiche di gerarchizzazione categorica, la realtà che non possiede categorie è esperienza sensoriale interpretata dal cervello che la codifica in varie forme in ideazione e memoria.

In altre parole il pensiero forte è un pensiero infantile e il pensiero debole è un pensiero adulto.

Nella realtà fisica non esistono le gerarchie imposte dalla  mappa concettuale, che molti architetti del politecnico di Milano ritengono essenziale per la progettazione delle loro opere.

La realtà fisica ha caratteristiche di causalità e casualità, l’architetto si trova a manipolare materiali, spazi quindi una realtà fisica, molto complessa, l’architetto ingenuo la semplifica in mappe concettuali, mentre l’architetto esperto conosce la complessità della realtà dalla propria esperienza.

Nella complessità si riconosce il processo causale e si diventa consapevole della causalità e della casualità della realtà, l’ingenuo invece è convinto di poter afferrare tutto attraverso concetti che si auto costruisce inibendo in questo modo la sua capacità di riconoscere i processi causali.

Il pensiero ingenuoe semplice è un pensiero automatico, superficiale e scarsamente risolutivo di problemi nuovi.

L’esperto se lo è veramente, sa “di non sapere” e pertanto osserva, riflette, deduce, è propenso all’autocritica intellettuale e alla ricerca.

Il creativo invece è intuitivo e sa adattare con grande gentilezza e rispetto, a una realtà la propria azione costruttiva.

Nel razionalismo architettonico, che per esempio potrebbe ritenere valido il metodo delle mappe concettuali, non c’è ne gentilezza ne rispetto, ma prepotenza e semplificazione in una auto generatività avulsa dal contesto reale  in cui si rispecchia come un narciso.

In conclusione le mappe concettuali potrebbero essere definite più un “anti architettura” ben che siano molto utili in campo pedagogico in particolare con i bambini che hanno un pensiero semplice e ingenuo.

Il razionalismo architettonico  non si cura di chi abiterà gli spazi che sta progettando, non è ne empatico ne intuitivo ne esperienziale è solo autoesaltazione della propria capacità di astrarre svincolandosi dalla realtà biologica di cui tutti noi siamo fatti, e le mappe concettuali sono le loro più amate compagne.

 

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