Psicologi epidemiologi?

L’ordine degli psicologi ha pubblicato un articolo (https://www.psy.it/un-documento-sullobbligo-vaccinale.html) sulla posizione di un ordine la cui rappresentatività non supera il 20% (numero di votanti al secondo turno delle ultime elezioni). In questo articolo riporta alla voce “considerazioni” alcune affermazioni in ordine a dei dati epidemiologici sul covid di cui gli psicologi non hanno alcuna competenza violando cosi egli stesso il proprio codice deontologico che vieta agli psicologi di occuparsi di cose senza avere dimostrate competenze in merito, scrivendo poi a una successiva voce “invita” che gli psicologi sono tenuti a seguire il codice deontologico che loro stessi hanno disatteso poche righe prima. Ora io penso che non sia opportuno esprimersi nel merito di dati epidemiologici di cui non si ha contezza, a livello internazionale spesso discordi fra loro su prodotti “vaccini covid” diversificati in quanto oggetto di sperimentazione su vasta scala. Io lascerei che di epidemiologia sanitaria se ne occupino epidemiologi e ricercatori possibilmente diversi da coloro che lavorano presso le aziende produttrici di vaccini.

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Radiazione dr Barbara Balanzoni

Ho avuto modo di conoscere i veneziani e le loro università, non sono banali, non sono superficiali, e una riflessione in merito alla decisione dell’ordine dei medici di Venezia va fatta. La dottoressa B.B. ha avuto un atteggiamento giustissimo di tipo marziale-accusatorio, nei confronti delle scelte del Ministero della Salute, che pretendeva di rispondere a un fenomeno infettivo aggressivo e diffusivo, in modo supponente e poco preciso. Del resto in pochi avevano contezza di cosa stesse succedendo e i poli reattivi delle risposte erano o di marziale accusatio o di pressa-pochistica e autoritaria supponenza. A mio parere l’ordine dei medici di Venezia, ha mal sopportato i toni accusatori della nostra e grande per animo dr Barbara Balanzoni, in una situazione di grande incertezza scientifica, e forse si aspettava che i toni non fossero accusatori per colleganza. La dr Barbara Balanzoni metteva al primo posto la vita delle persone e intransigente era il suo atteggiamento verso i colleghi. Ora davvero io come comune cittadina in questo imprevisto bio-virale, che vede la natura imporsi, con inusuale forza e imbattibilità, darei la vittoria a madre natura, e assolverei il coraggio di un medico che si batte per la vita di tutti e di un ordine dei medici che si batte per una collaborazione scientifica che la natura non ci ha permesso.

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Il sindaco di Mantova risponde agli ambientalisti sull’ex lago Paiolo: «Solo così si salva il bosco»

2004, quindi dobbiamo ringraziare il sindaco Burchiellaro e il geom. Montanari? e l’inerzia dei sindaci successivi? E naturalmente non è possibile assieme alla regione Lombardia, restituire la somma pagata all’asta, che non era molto alta per il valore dell’area mi pare? Nell’articolo non è riportata la posizione degli ambientalisti, non hanno fatto proposte con i loro tecnici e legali alternative? Forse la linea politica del sindaco è quella dell’espansione demografica piuttosto che esserci reale mancanza di soluzioni? Ricordo che dopo Cittadella con la stessa linea politica di espansione demografica le unifamiliari costruite nel periodo di Burchiellaro, sono rimaste invendute e ora sono ancora li fatiscenti, però vero che ora Palazzi riesce a garantire anche maggiori opportunità lavorative e non solo più case per ampliare la popolazione mantovana. E vero che assieme a Levata la zona potrebbe interessare ai sanitari che lavorano in ospedale, ma vero anche che il valore storico e naturalistico di quella zona non ha prezzo, ma vero anche che le nuove generazioni tecnologiche sono cieche e sorde a valori culturali e ambientali che non siano trasformabili a loro piacimento come si farebbe davanti a un computer, amico sempre presente delle generazioni digitali.

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2022/06/23/news/il-sindaco-di-mantova-risponde-agli-ambientalisti-sull-ex-lago-paiolo-solo-cosi-si-salva-il-bosco-1.41530442

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I giovani e l’uso degli stupefacenti: «L’età in cui i ragazzi si avvicinano alle droghe è scesa a 13-14 anni»

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2022/06/25/news/i-giovani-e-l-uso-degli-stupefacenti-l-eta-in-cui-i-ragazzi-si-avvicinano-alle-droghe-e-scesa-a-13-14-anni-1.41536193

La questione drogastica giovanile, che imperversa nelle società occidentali dal “1968” non è mai stata affrontata con onestà intellettuale. A monte non c’è nessun disagio ma per la maggior parte, solo curiosità giovanile e inclinazione alla sperimentazione su se stessi ma senza che ci sia consapevolezza dei rischi. La medicalizzazione dell’uso di sostanze psicoattive, ha attribuito al fenomeno il fatto che andasse considerato una malattia da cui guarire, alimentando “l’affare terapeutico”, ma senza che dal punto di vista medico ci fosse mai una reale conoscenza di come agivano queste sostanze e quali funzioni neuronali andavano a modificare con l’uso e l’adattamento dell’organismo all’uso drogastico. Se il fenomeno ancora è in crescita e l’età si è abbassata significa che “la cura” non funziona, o meglio che non si tratta di malattia ma semplicemente d’intossicazione cronica di sostanze da cui l’organismo cerca di difendersi o nel caso di cosi detta dipendenza di adattarsi in modo che l’azione nociva di queste sostanze sia minima. Hanno invece avuto buoni risultati le persone che dalla sperimentazione drogastica passavano alla ricerca spirituale, e questo fa pensare che una società materialistica come quella occidentale in se predispone il fenomeno drogastico sociale, in termini di maggior numero di persone, e che le persone ma in particolare i giovani, che si avvicinano alla sperimentazione drogastica hanno uno loro inclinazione, per carattere alla spiritualità. Infatti fra i ragazzi che frequentano la parrocchia l’incidenza di questo fenomeno è molto bassa, e viene da pensare che lo sia perché la sperimentazione con l’intangibile necessita di una sua etica e tradizione culturale, che conduca l’esperienza spirituale a esperienza reale dell’intangibile, non fantasiosa.

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2022/06/25/news/i-giovani-e-l-uso-degli-stupefacenti-l-eta-in-cui-i-ragazzi-si-avvicinano-alle-droghe-e-scesa-a-13-14-anni-1.41536193

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2-06- 22 commento gazzetta di Mantova

Questo agire rapido, violento, ricattatorio, travisando possibilità di riconoscimento, era un “modus operandi” piuttosto frequente nel mirandolese anche nei decenni scorsi, evidentemente “non si è evoluto” si fa per dire, con l’evoluzione della tecnologia (telecamere) senza le quali una cosa simile sarebbe andata avanti per moltissimo, sono/erano un po’ schemi sociali di piccoli gruppi che si impongono/imponevano su tutti, come in Sicilia, l’intimidazione, che produce o produceva omertà e quel dare “esempio di possibili conseguenze” con poche azioni ma di impressionante ed efferata crudeltà.

(…) tener presente anche che il truffatore: non sempre è una persona estranea, ha un modo distinto e rassicurante, il suo tono di voce falsamente empatico induce a fidarsi, ostenta sapere giuridico con grande sicurezza di se, per insinuare il raggiro, in modo da indurre la vittima a pensare che ha a che fare con una persona per bene, si veste in modo sobrio ma elegante, può avere strategie molto sofisticate agire indirettamente su una rete di conoscenti prima di colpire la vittima, prova più piacere a raggirare le persone, difficili da raggirare, quindi non ci sono solo truffatori di persone fragili ma anche truffatori “professionisti” che agiscono manipolando chi lavora nel pubblico impiego, agiscono nei settori immobiliari, talvolta manipolando o cercando di manipolare anche le forze dell’ordine. Questo è il truffatore che arriva alla fine della sua fulgida carriera ottantenne e indisturbato, dopo aver preso per i fondelli mezzo mondo. Queste persone sono nocive alla collettività perché senza che si veda o capisca nulla la “disintegrano” confondendo i riferimenti comuni su cui si fonda la fiducia sociale.(…)

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2022/06/24/news/rapinatori-nel-modenese-la-giovane-coppia-ora-e-finita-in-carcere-1.41532957

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2022/06/24/news/rapinatori-nel-modenese-la-giovane-coppia-ora-e-finita-in-carcere-1.41532957
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C’era una volta il covid

Propongo un’ipotesi su come si sia creato il covid narrata sotto forma di fiaba al fine di semplificarla e renderla più agevole nella lettura.

C’era una volta una importante famiglia virale, la famiglia dei Sars, erano molto famosi in particolare negli allevamenti intensivi di maiali del sud est asiatico, dove proliferavano numerosi e in salute. Un giorno un maiale pregò D. dopo che aveva visto, a causa di una epidemia,  i suoi fratelli bruciati vivi e seppelliti vivi mentre urlavano per il dolore, e gli disse di concedere anche agli uomini un po’ di quel trattamento. D. promise che avrebbe provveduto.

La famiglia dei Sars padroneggiava negli allevamenti, e gli allevatori nascondevano le epidemie per non avere danni economici, alcuni dipendenti degli allevamenti ogni tanto tramortivano morti a terra, ma tutti minimizzavano e pensavano fosse casuale. Un giorno arrivò in uno dei tanti allevamenti intensivi una bellissima e attraente microrganismo della famiglia della Malaria, un giovane Sars se ne innamorò subito e decisero di sposarsi, ma le due famiglie, quelle dei Sars e della Malaria, erano contrarie, e sentendosi poco accettati i due si trasferirono in un piccolo allevamento di maiali dove iniziarono a proliferare abbondantemente. Un giorno un giovane HIV passando dall’allevamento profetizzò: diventerete molto importanti e gli umani vi chiameranno covid19, il giovane HIV in segreto ebbe un rapporto con una delle loro figlie e poi se ne andò.

Da questa donna nacque un virus molto forte da cui parti la stirpe dei covid, presto si proliferarono in tutti gli allevamenti intensivi della zona, e poi fra umani e gli animali selvatici e in poco tempo la loro stirpe divento numerosa e inarrestabile. Poi anche fra gli uomini ci fu una pandemia a causa del trasporto internazionale che veniva fatto della carne di maiale proveniente da quegli allevamenti intensivi, e infatti la popolazione islamica si ammalò di meno rispetto la popolazione occidentale, la popolazione asiatica fu invece la prima ad esserne colpita, le cure che sembravano funzionare erano quelle per la malaria, i sintomi erano sintomi respiratori gravi come quelli della sars, ma gli uomini pensarono che fu l’errore di un laboratorio. Questo fece si che la stirpe dei covid continuasse a vivere felice e contenta, proliferando negli allevamenti intensivi del sud est asiatico ed emigrando in tutto il mondo attraverso lo scambio commerciale di salumi e prosciutti cosi amati dagli occidentali e dagli asiatici.

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Coronarovirus

Non sono biologa ne medico:

  1. ma come psicologa ho osservato a lungo la natura in particolare i fiori in virtù di una ricerca sulla floriterapia, e mi sono fatta l’idea che i processi naturali sono molto complessi e difficili da far rientrare in schemi semplici,
  2. come psicologa mi sono fatta un’idea, di come le convinzioni personali e condivise socialmente, impediscano di vedere la realtà per quello che è realmente.

2- Detto questo sulla base del secondo punto, mi sono fatta l’idea che non sia esistito nessun virus sfuggito dai ricercatori di Whuan, ne presente nei pipistrelli, ma che questo sia un modo per convincersi di aver trovato una causa precisa e quindi controllabile, effetto ansiolitico.

Sono convinta invece che il fenomeno microbiologico che ha dato un numero rilevante di sintomi respiratori in molte persone contemporaneamente, nel mondo,  sia piuttosto riconducibile alle diverse mutazioni dei virus influenzali, degli ultimi 20 anni, che hanno visto vaccinazioni di massa sempre più ampie, e hanno dato come risultato un allargamento della finestra di contagio, una sindrome influenzale di durata sempre maggiore con sintomi sempre più preoccupanti.

Su questo fenomeno ha agito, con interpretazioni “pro domo mea”, un incipit economico commerciale di diversi affaristi che manipolando i media, offrivano spiegazioni fra loro contraddittorie ma apparentemente valide.

 Il coronarovirus è stato descritto come un frammento di rna incapsulato con delle proteine capaci di ancorarsi ai globuli rossi. Posso immaginare che abbia un affinità specifica con i globuli rossi, le uniche cellule umane senza nucleo, proprio come il coronarovirus, e che probabilmente l’rna attraverso queste “proteine di membrana” riesca ad entrare nel globulo rosso ed essere trasportato in qualsiasi distretto tissutale, come arriverebbe l’ossigeno.

1- Questo significa che il cornarovirus può entrare in circolo con un atto respiratorio, quindi immediatamente, pertanto un vaccino che favorisca una risposta immunitaria che attacchi le proteine esterne, non serve a nulla perché probabilmente il virus riesce ad entrare nel globulo rosso prima di essere attaccato dagli anticorpi dell’organismo.

Una risposta immunitaria naturale, per contatto, essendo essa stessa più complessa (o il plasma nella cura), ovvero la cosi detta immunità di gregge, scelta intelligente fatta dagli americani e dagli inglesi, ha un effetto su più fronti, e non favorisce mutazioni drastiche nei microrganismi ma mutazioni lente che alla fine magari convivono con il nostro corpo .

L’ansia sociale, verso una malattia, produce dei comportamenti verso i medici e i politici, infantili, ovvero si creano pressioni perché venga trovata subito una risposta che magicamente risolve tutto, a prescindere da ogni principio di precauzione.

A mio parere medici e politici cadono facilmente in questo tipo di manipolazione, mentre gli affaristi non vedono l’ora di incrementare i propri guadagni anche su questa paura, e qui noi psicologi potremmo essere molto utili per far capire la differenza fra pressioni emotive e realtà.

Concludendo, in questo momento è necessario da parte di tutti, un atteggiamento adulto, prudente, onesto e leale, perché questo è l’unico atteggiamento tutelativo verso ciò che ancora non si conosce.

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Aspetti di psicologia sociale della pandemia da cov2, in un ottica psico-dinamica.

E’ necessario partire da una premessa per capire che la preponderanza del “principio maschile” è in realtà la vera minaccia del mondo, e non il cov2.

Il “principio fecondativo-maschile” versus quello “accrescitivo femminile” ha in sintesi le seguenti caratteristiche:

  • parte dal presupposto che “il proprio seme” si deve propagare il più possibile sul seme di altri maschi (principio di onnipotenza),
  • l’azione “fallica” si basa sul “principio di potere” individuale, potere che per affermarsi deve sconfiggere il “potere concorrente” di altri individui e di altre specie,
  • la “pulsione affermativa” della propria individualità concorre a oggettivare “la femmina” quale strumento passivo per l’espressione della propria potenza disconoscendo e alienando qualsiasi espressione soggettiva, nella cultura islamica ne abbiamo un esempio esplicito.
  • L’alienazione del ruolo del principio identitario femminile nell’educazione della prole, concorre a ridurre sino a quasi a zero, la parte affettiva-empatica dell’individuo, ne abbiamo un esempio esplicito nella cultura cinese, al fine di  trasformarlo verso un’identità (assenza di identità) marziale, che ne alimenta tratti di crudeltà, e che permette “al padre” di prolungare la propria “identità sociale” favorendo nella prole un comportamento distruttivo verso l’ambiente naturale e sociale, in modo che altre identità non possano affermarsi “principio di onnipotenza”.

Il sapere che meglio supporta il “principio fecondativo maschile” è individuabile, oltre che nel “sapere militare-addestramento e alienazione dell’io dell’individuo”, nella matematica in quanto conoscenza auto generata che non deve confrontarsi con nessuna realtà, ma piegare la realtà ai propri modelli razionali, ne sono un esempio la finanza, e l’ingegneria.

Il sapere che meglio supporta il “principio accrescitivo femminile” è individuabile oltre che nel “sapere pedagogico e psicologico maieuticamente affermativo di identità individuale”, anche nella biologia e nel sapere medico, in quanto conoscenza etero centrata sul fenomeno da osservare, nel rispetto reciproco delle varie individualità naturali e specie-specifiche.

In questo senso l’approccio femminile è il più adatto per affrontare il fenomeno cov2, e non è un caso che dove le nazioni sono governate da donne, il fenomeno è stato gestito meglio rispetto alle nazioni governate secondo “principi maschili” quali l’Italia, gli Stati Uniti, l’Inghilterra.

In altre parole un virus non va vinto, sterminato, rinchiuso, perché impedisce al “principio maschile di potenza” di essere l’unico ad affermarsi, ma va conosciuto, e ricondotto in un “sano principio eco-biologico” secondo ottiche di rispetto delle esistenze naturali e specie-specifiche, reciproche.

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Tecnocrazia versus ecocrazia

L’industrializzazione di fine ‘800 ha imposto la supremazia di un modello conoscitivo, antropocentrico e orientato a classi di potere umano, questo modello ad oggi permane.

Da ciò ne è conseguita una separazione dell’uomo dalla natura e una realizzazione concreta di una realtà sostitutiva, in cui l’abitare umano, il vivere umano, il produrre umano, si separa dalle altre specie animali e dall’ambiente naturale, e nello stesso tempo crea anche nicchie di separazione fra i suoi stessi simili (classi sociali).

La spinta a separarsi da qualcosa che si ritiene inferiore nasce da un bisogno umano che colloca arbitrariamente valori in una scala più o meno positiva in cui l’essere umano ambisce, collocarsi nei valori positivi più alti, ma in un gioco di attribuzione di valori falso e derealizzato, questa rappresentazione della realtà è molto artificiosa in quanto i processi biologici e fisici, per esempio, procedono secondo leggi naturali molto complesse di tipo organizzativo, crescita decrescita di specie biologiche differenti sulla base di caratterizzazioni genetiche/ fisiche/ sub atomiche.

Da ciò si evince quanto il modello conoscitivo umano sia in realtà una derealizzazione, autoreferente, distruttiva verso la vera realtà: quella naturale, di cui l’uomo fa parte. 

L’uomo si auto colloca al vertice di una presunta scala piramidale,  separandosi dalle altre specie, autodeificandosi  all’interno dell’universo, ma nella vera realtà, quella ecologica, è insita un armonia universale, a prescindere dall’ostinazione dell’uomo a creare una sua realtà parallela in modo artificioso, che tende sempre ad auto rigenerarsi.

L’uomo è l’unica specie biologica che si ostina a voler imporre una propria realtà sulla natura, costruendo artefatti tecnologici, astratti (economia e finanza) e concreti (ingegneria, architettura, urbanistica).

Poiché l’essere umano ha modelli tecno conoscitivi, sostitutivi molto banali e semplificati, finisce con il distruggere la realtà naturale di cui però necessita per poter sopravvivere, in un’elisione della vera realtà naturale che produce con molta probabilità lo spostamento nel tempo di una risposta naturale che in se’ è orientata all’auto armonizzazione, la cui violenza d’impatto sulla realtà costruita dall’uomo sarà prevedibilmente tanto più intensa quanto più posticipata nel tempo con tecno artefatti umani vari.

La rivoluzione culturale che vorrebbe il movimento “ora rispetto per tutti gli animali” parte anche da queste considerazioni, e si orienta in:

  • consapevolezza della vera realtà naturale e universale.
  • critica verso i modelli tecno conoscitivi e tecno costruttivi umani 
  • definizione di modelli conoscitivi alternativi in un ottica di ECOCRAZIA che ribilanci la realtà ambientale prima che sia lei ad auto bilanciarsi con conseguente distruzione della “tecno realtà” parallela umana e quindi anche del genere umano che ha inevitabilmente creato dipendenza da questa tecno realtà.
  • realizzazione di modelli di vita umana eco sostenibili ed ecocratici.
  • stabilizzazione di modelli ecologici-ecocratici in un ottica di rispetto reciproco fra tutti i generi viventi e le specie biologiche.
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Neuropsicologia riduzionistica pseudoscientifica e sadismo ignorato nel DSM.

All’interno di un fenomeno sempre più diffuso in cui le nuove generazioni stanno perdendo la comprensione semantica delle parole sostituendo la descrizione della realtà con un uso della comunicazione più manipolativa in stile per cosi dire “PNL” ovvero utilizzando le parole per ottenere effetti suggestivi, con l’obiettivo di condurre le persone a fare una scelta a proprio favore, piuttosto che un’altra, si sviluppa velocemente l’ennesima aberrazione della psicologia, ovvero assomigliare alla neurologia o alla psichiatria organicistica, per poter acquisire più potere professionale a discapito di quella onestà intellettuale di cui la psicologia si era fatta portavoce a fine anni ’80 e per tutto il decennio successivo. Questo è quello che sta accadendo fra i neopsicologi delle cosi dette neuroscienze cognitive, i quali si auto incorniciano di autorevoli realtà accademiche (Parma, Trento ecc…) vantando dimostrazioni basate su “pseudo-ricerche” scientifiche a sostegno di ipotetiche localizzazioni cerebrali di uno o dell’altro disturbo psichico, che legittimino l’uso di psicofarmaci incrementando cosi un assai noto affarismo delle aziende produttrici di psicofarmaci, aziende che forse sostengono anche in Italia questo tipo di pseudo ricerca scientifica.

A cosa mi riferisco? 

Semplice se andate a leggere le ricerche di questi neo neuro scienziati, all’evidente nostra (nostra ovvero di psicologi che riconducono tutte le cause del disagio psichico a traumi psichici, anche geneticamente trasmessi, pertanto violenza sociale) obiezione che gli psicofarmaci non sono selettivi, cosa vera, cioè non vanno a intercettare l’eventuale area cerebrale specifica del tale o tal altro disturbo, rispondono dicendo che i cosi detti disturbi psichici in realtà si sovrappongono e i disturbi dell’umore e la schizofrenia per esempio a una indagine con RMN (la cui attendibilità della restituzione informatica non supera il 30%) risulterebbero aver la stessa area cerebrale neurologicamente atrofizzata. (quanti soggetti hanno studiato? Perché sotto i 100 non è possibile una generalizzazione statistica) in altre parole girano la frittata: i disturbi sono sovrapponibili quindi si può utilizzare lo stesso psicofarmaco dei disturbi psichici differenti, anche perché in effetti le aziende produttrici propongono tre molecole chimiche in croce (anche se apparentemente modificate) per tutti i cosi detti disturbi mentali quindi se diversi disturbi mentali hanno la stessa area compromessa va bene che si usi la stessa molecola chimica. 

Non entro nell’evidente convenienza commerciale ma rimanendo nel merito del metodo scientifico, per affermare una cosa simile,dovremmo avere(ma cosi non sono state condotte le ricerche): 

  1. Almeno 100 soggetti provenienti da diverse aree del mondo con la stessa diagnosi sul modello statistico proposto: DSM, modello di cui già ampiamente è stata dimostrata l’inadeguatezza diagnostica in quanto troppo semplificato. Per evitare che si vada a misurare una variabile riconducibile ad altro per esempio: caratteristica della popolazione di un dato territorio.
  2. Un indagine che abbia validità superiore all’ 30%, quindi diversamente dagli attuali sistemi indiretti di tipo informatico come es RMN, e questo lo può dare  solo l’esame necroscopico/istologico, se fatto subito dopo la morte, dell’ipotetico mentalmente disturbato, e comunque visto che il processo anossico rapidamente cambia le caratteristiche istologiche dei tessuti, non arriveremo mai a un 100% di tangibilità reale del dato estrapolato.
  3. Una coerenza semantica con altre ricerche scientifiche, ovvero che non sia una gara fra chi riesce a propagare più degli altri (visibilità sul web) la propria ricerca scientifico.
  4. Una compatibilità con altre evidenze scientificamente dimostrate (plasticità neuronale, epigenetica…) in modo che non si riduca la ricerca scientifica a una sorta di gara sportiva in cui vince il più forte e il più furbo con evidenti contraddizioni fra le varie ipotesi scientifiche.

Visto che per il momento non mi è possibile sezionare cadaveriper comprendere se tale fantasia scientifica: presumibili maniaci e schizofrenici avrebbero le stesse aree cerebrali compromesse,  ipotesi lapalissianamente a sostegno di un massiccio impiego di psicofarmaci, come “cura” alle reazioni psichiche cosi dette malattie mentali, ma derivate a mio parere esclusivamente da esperienze di violenza sociale, relazionale, proprie o di propri antenati (ipotesi della permanenza a livello genetico, di tipo adattivo di esperienze traumatiche, che possono compromettere la sopravvivenza individuale) propongo un approccio epistemico.

Quali sono gli errori che fa il riduzionismo neuro scientifico?

  1. Generalizzala caratteristica fisiologica di altri apparati e organi per loro natura circoscrittial sistema neuro ormonale, per sua natura diffuso su tutto l’organismo e pertanto non circoscritto. 

Cosa voglio dire? Per esempio, lo stomaco ha una sua funzione specifica, quella di trasformare il cibo in molecole che dovranno essere in parte assorbite e in parte eliminate, se per esempio abbiamo la tale cellula che non produce abbastanza acido cloridrico possiamo intervenire chimicamente con una molecola che compensa questo problema, possiamo misurare l’acidità del succo gastrico, dedurre quanto acido cloridrico non viene adeguatamente prodotto e compensare chimicamente. Con il cervello non possiamo fare questo perché: i pensieri non sono tangibili, misurabili come l’acidità gastrica, ne consegue che ogni intervento con molecole chimiche è approssimativo, non selettivo, e può compromette quello che in realtà è un adattamento della mente, o una sua difesa a “traumi psichici: propri o ereditati”. In altre parole, se blocchiamo l’ideazione con farmaci dopamino bloccanti (antipsicotici) anche se il soggetto appare tranquillo, gli abbiamo alzato l’angoscia perché gli abbiamo eliminato quell’ideazione compensativa che teneva a bada la sua angoscia, o ansia, che per dirla in termini organici, può essere paragonata al dolore fisico, quella reazione organica che ci fa per esempio togliere il dito dal fuoco per evitare di rimanere senza dito. Tutto questo, imporre l’assunzione di farmaci bloccanti l’ideazione, è di una crudeltà infinita, anche se molto utile socialmente. Paziente sedato non disturba più.

Quali sono gli errori che fa il riduzionismo neuro scientifico?

2 Semplifica, pensando che la caratteristica strutturale del tessuto, della cellula o della sua collocazione indichi la funzione.

In altri organi apparati la struttura molecolare ci fa comprende la funzione che di solito è specifica, per esempio le cellule muscolari hanno una forma affusolata  che permette a loro di accorciarsi o allungarsi (contrazione ed estensione muscolare) a secondo del movimento muscolare che il cervello ha realizzato (ideazione motoria); una cellula muscolare con quella forma di solito non si trova in altri distretti organici, per il sistema neuro ormonale non è così, possiamo avere neuroni con forme diverse svolgere la stessa funzione, e abbiamo cellule neuronali sparse per tutto il corpo, in altre parole che ci siano tanti neuroni o pochi neuroni in una parte del cervello, non ci dice molto, con RMN peraltro molto approssimativa, con  RMN vediamo solo se c’è attività “elettro ionica” o meno, ma non possiamo ricondurre quale attività sia in atto; negli interventi di neurochirurgia con paziente sveglio, è vero che se facciamo contare (1,2,3,…) un paziente, e poi togliendo durante l’intervento una massa (per esempio un tumore) il paziente non conta più, possiamo dire che quella parte del cervello serviva per contare, ma non possiamo dire se era un collegamento o la sede della funzione contare, e non possiamo dire che la funzione contare sia in quella zona in tutte le persone,  o che poi non si possa ripristinare in un’altra zona del cervello (come talvolta avviene), quindi affermare che in quel punto del cervello c’è la funzione del contare è una semplificazione e stiamo parlando di attività mentali molto semplici e automatiche.

PERTANTO il neuro riduzionista Deduce con affrettata approssimazione, e impone come certezze assolute constatazioni deboli e aleatorie.

Perché il riduzionismo neuro pseudo scientifico nonostante l’evidenza intellettuale, continua a proporre simili grossolanità intellettuali, e nella storia in particolare in periodi di particolare decadenza culturale,  abbiamo un ritorno di questo modo dannoso di fare scienza?

Non potendo indagare la cosa contattando tutti i giovani neuro scienziati riduzionistici, non mi resta che fare un ipotesi psicosociale, immaginando di avere una parte di società con persone che hanno propensioni aggressive, sadiche e narcisistiche, e una parte di società vittima di queste persone.

Secondo la mia teoria, il malessere psichico deriva da traumi psichici, eventi imprevisti, violenza sociale, ecc…, circoscrivendo alla violenza sociale/relazionale, una delle cause, ne deriva che soggetti che agiscono violenza sociale/relazionale, possano predisporre nelle vittime dinamiche confusivein modo da evitare di essere  identificati e pertanto di essere neutralizzati.

Cosa voglio dire? Semplifico: il sadico fa violenza alle sue vittime, e questo fa parte della sua personalità, ha bisogno di fare questo per sentirsi esistere altrimenti il vuoto interiore lo assalirebbe procurandogli angoscia (anche il sadismo agito, è causa di malessere psichico, ma non c’è consapevolezza che si tratti di malessere psichico), lo stesso sadico ha bisogno di convincere le sue vittime che quello che sta facendo in realtà è giusto e inevitabile, in modo da poter continuare a farlo.

Ipotizziamo che questo tratto di personalità: sadismo, porti  alcune persone a formarsi in gruppi sociali: “sadismo condiviso” in modo da poter agire violenza come è nella loro natura e nello stesso tempo proteggersi dalle inevitabili conseguenze. 

Poi ipotizziamo che questi gruppi di sadici, si organizzino in reti sociali, e che vadano ad occupare luoghi di potere sociale, il che è naturale vista la loro naturale tendenza al dominio sugli altri, e si organizzino in una struttura sociale forte e potente.

Ne deriva che abbiamo un’ organizzazione di sadici che ha molto potere sociale, e in questo modo può agire su un numero elevato di vittime, senza che queste ci possano farci nulla, imponendo “pseudo verità scientifiche” che giustifichino il tutto.

A questo punto se abbiamo gruppi di sadici coesi che possono anche essere professionisti come alcuni: psichiatri, ricercatori neuro-scientifici riduzionistici, produttori di psicofarmaci potenti,e questi sono rappresentati in modo preponderante nelle varie redazioni di manuali diagnostici (DSM….) APPARE OVVIO CHE IL DISTURBO SADICO DI PERSONALITA’ NEI MANUALI DIAGNOSTICI es DSM NON LO VEDREMO MAI

E non dimentichiamo che il narcisista e il sadico come piacere massimo ha proprio quello di annullare la personalità della sua vittima, in questo modo può agire indirettamente e diffusamente, solo convincendo tutti della bontà delle sue ricerche e della necessità delle cure proposte CHE NEL NOSTRO CASO GIUSTIFICANO UN USO MASSICCIO DI PSICOFARMACI.

Pertanto non stupisce che certi gruppi di ricerca trovino sede per esempio in una città come Trento, dove tutti abbiamo potuto vedere la crudeltà con cui vengono trattati gli animali selvatici (per esempio le mamme orse) potrebbe trattarsi di un area geografica dove l’ipotesi dell’organizzazione in reti sociali di sadici, forti e socialmente potenti, è già affermata.

CONCLUDENDO è necessario che tutti in particolare i giovani si riapproprino della conoscenza semantica delle parole, solo cosi si diventa meno manipolabili e meno vulnerabili alla violenza sociale di gruppi di persone che per la loro insanità mentale hanno ottenuto un eccessivo potere sociale e la possibilità di dominare in modo diffuso larghe fette della popola

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