Monthly Archives:Marzo 2015

La scienza occidentale è quella cosa che pretende di essere vera pur non essendo vera per nulla.

L’agire umano è sempre stato caratterizzato da un antropocentrismo gerarchizzato, siamo passati dall’antropocentrismo politico, a quello teologico, a quello biologico.

L’antropocentrismo politico fu quello degli imperatori, per esempio della realtà politica romana ed egizia, dove la punta gerarchica, per esempio il Faraone, si auto attribuiva qualità trascendentali e divine che lo ponevano all’apice della scala gerarchica per superiorità.

Per vincere l’antropocentrismo politico, si creò una via antropo-teo-centrica, per esempio con la religione madre delle religioni afro-occidentali: l’ebraismo da cui è nato l’islamismo e moltissime diramazioni del cristianesimo.

Poi per vincere la posizione teo-centrica, di cui in Italia il medioevo ne è stato l’espressione più significativa, si è creata una via empirica, antropo-bio-centrica, dove l’uomo era messo al vertice della scala evolutiva.

Oggi i modelli occidentali culturali sono ridondanti di questo “empirico-antropo-centrismo”.

Ogni verità passerebbe dall’osservazione scientifica di alcuni umani privilegiati, per presumibile elevata intelligenza e cultura, che sarebbero in grado meglio di altri di conoscere la natura fenomenica del mondo in cui viviamo.

Ma la strumentazione ad oggi nota dimostra che la possibilità percettiva degli umani è molto limitata, per esempio non vedono né uv né infrarossi, e differente da altre specie animali, che per esempio riescono a percepire gli infrarossi e altre onde elettro magnetiche.

Pertanto la logica impone che l’osservazione scientifica essendo osservazione antropocentrica non può spiegare molto in modo obiettivo.

Per esempio il modello medico poggia molto su questo modello empirico-bio-antropo-centrico, e vuole esercitare in modo autoritario il proprio presunto sapere.

Esattamente con la stessa visione antropocentrica di tipo gerarchico che avveniva ai tempi dei romani con il “sacro imperatore”, che è solo sostituito con nominazioni differenti, per esempio l’autorevole premio Nobel, cui tutti devono adeguarsi.

Il modello economico gioca moltissimo su questa predisposizione umana: elargendo risorse la dove desidera aumentare il proprio potere economico.

Quindi ad oggi le attività conoscitive, essendo da un lato: parziali ed autoesaltanti (antropocentrismo empirico-biologico) e dall’altro pilotate da interessi economici (finanziamenti a ricercatori magari compiacenti) non possono pretendere nessuna obbedienza in nome della scienza, ma devono concordare con gli interessati ogni aspetto del loro intervento, in modo privatistico e non nelle istituzioni pubbliche in modo autoritario di cui l’ambito psichiatrico ne è l’esempio più calzante.

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L’ereditabilità genetica della schizofrenia? Un’invenzione scientifica.

Secondo alcune indagini statistiche generiche, nei gemelli omozigoti con genitori schizofrenici, la probabilità di avere nella loro vita dei sintomi etichettati come schizofrenici arriva al 50%, questo ha indotto gli psichiatri a pensare che nella “schizofrenia” vi fosse una predisposizione genetica (malattia geneticamente ereditabile).

Somministrando aloperidolo (serenase), nominato come antipsicotico, secondo il “protocollo psichiatrico” i sintomi della schizofrenia scomparirebbero.

I neurobiologi hanno costatato che l’aloperidolo inibisce indiscriminatamente le sinapsi dopaminergiche, pertanto, in ambito psichiatrico, si è diffusa l’idea che la schizofrenia fosse dovuta a un’ eccessiva presenza di dopamina nel cervello, che andava progressivamente diminuita con terapie farmacologiche.
La ricerca genetica di uno studio a livello globale ha trovato che le popolazioni che storicamente hanno compiuto migrazioni hanno dimostrato un livello maggiore del DRD4 (un gene che modula il numero e l’attività delle sinapsi dopaminergiche) , questo gene è associato a un comportamento di ricerca di novità, ovvero si tratta di persone curiose con una elevata propensione all’esplorazione, e fin qui la cosa è in concordanza con gli studi dei neuroscienziati che collocano la memoria operativa prevalentemente nella corteccia prefrontale ed entorinale, dove sono presenti numerosi recettori dopaminergici.
La memoria operativa è importante nei comportamenti di esplorazione in quanto permette l’integrazione di informazioni spaziali, propriocettive ecc., e la dopamina ha un ruolo importante nei meccanismi di apprendimento e piacevolezza a seguito del raggiungimento di un obbiettivo o appagamento di desiderio.

La variante 7R di DRD4, è presente nel 20% della popolazione e queste persone in genere mostrano entusiasmo verso il cambiamento, l’avventura, il movimento e sono molto propensi a esplorare novità in tutti i sensi: luoghi, idee, relazioni e a essere più disposte a correre rischi per la piacevolezza che da in sè il comportamento esplorativo, nei decenni scorsi gli psicologi avrebbero parlato di persone intelligenti che mostrano interesse e curiosit
Questa variante oggi invece, sarebbe correlata a deficit di attenzione e iperattività, in un certo senso è una variante che rende più o meno sensibili agli stimoli esterni, probabilmente se gli stimoli esterni sono carenti, si attiva un meccanismo di spiacevolezza (frustrazione) che dovrebbe portare il soggetto a cercare un ambiente più stimolante, probabilmente se questo viene impedito il soggetto attiva un comportamento reattivo nei confronti dell’ambiente che impedisce al soggetto di trovare un ambiente per lui “piacevole” (più stimolante), non si capisce l’aspetto patologico in un bambino che segue questa procedura di adattamento egosintonica.
Un ulteriore studio ha mostrato che una popolazione nomade africana, gli Ariaal, sono portatori dell’allele 7R e tendono a essere più forti e meglio nutriti di quelli che non ce l’hanno; se invece conducono una vita stanziale nei villaggi, i portatori di 7R tendono a essere peggio nutriti. Pertanto il valore della variante dipenderebbe dall’ambiente: una persona con 7R sta benissimo in un ambiente mutevole e deperisce in una condizione di stanziale.

Secondo uno studioso: Moyzis, la variante 7R è più alto nelle persone novantenni e rende più improbabile l’insorgere di demenza senile, quindi se la persona viene lasciata a scelte di vita egosintoniche, ha maggiore aspettativa di vita.

 

Nei pazienti psichiatrici, costretti ad assumere aloperidolo (serenase, che inibisce a presenza di dopamina nel cervello) si osserva invece un aumento del deterioramento cognitivo che a questo punto appare più come un effetto collaterale della terapia piuttosto che come un’evoluzione della “malattia schizofrenica”.

Inoltre sembra che piuttosto che di “malattia mentale” possa trattarsi d’intolleranza da parte di un contesto sociale stanziale che vedrebbe nella curiosità e tenacia ad esplorare di un individuo, una “comportamento pericoloso” per la serenità del contesto sociale, naturalmente nei soggetti geneticamente più intraprendenti lo spessore etico deve essere maggiore, ma qui si tratta di adeguatezza nello sviluppare la formazione della coscienza etica (scuola, famiglia) e non di malattia mentale.

Concludendo: il 50% di gemelli omozigoti (figli di presunti schizofrenici) che più facilmente andrebbe incontro a “sintomi schizofrenici” più probabilmente è dato dalla probabilità casuale ( 50%) che un soggetto con genetica presumibilmente predisponente si adatti agli schemi cognitivi degli stanziali (pur essendo propenso ai viaggi e all’esplorazione) e alla probabilità casuale (50%) che intraprenda uno stile di vita egosintonico o meno, e che il contesto sociale stanziale tolleri o meno il suo approccio (con elevata e parallela ideazione) cognitivo all’interno di schemi sociali predisposti. Non si capisce per quale motivo l’1% della probabilità nella popolazione stanziale (perché è li che viene misurato) di avere “sintomi schizofrenici” debba essere ritenuto indicativo rispetto un 50% di probabilità nella popolazione propensa a emigrazione e spostamenti/nomade (con allele DRD4).

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Le fantasie dell’empirismo, e degli psichiatri.

La conoscenza umana socialmente riconosciuta è sempre stata viziata dall’intrattenibile propensione egocentrica di chi la produceva, così si è passati da un approccio che possiamo chiamare “antropocentrismo teologico” a un approccio che per contrastare i paradossi prodotti dall’antropocentrismo teologico passava all’antropocentrismo percettivo meglio conosciuto come empirismo. Per essere più precisi potremmo chiamarlo “oligoantropocentrismo” perché si è sempre trattato di una cultura affermata da pochi “sapienti” socialmente riconosciuti.

L’oligo – antropocentrismo culturale oggi vede nel web il suo più temibile avversario, ciononostante resta il principale e autorevole riferimento interpretativo della cultura occidentale.

I primi a dimostrare l’insostenibilità dell’empirismo costatativo (antropocentrismo percettivo) furono gli psicologi (neurofisiologi) a fine ‘800 con Wundt e Weber, da questo filone sperimentale è continuata una ricerca molto interessante che sostanzialmente dimostra che le nostre esperienze sensoriali e le nostre sensazioni coscienti sono diverse dalle proprietà fisiche degli stimoli che percepiamo, che il sistema nervoso estrae alcuni frammenti di informazione e ne ignora altri e, interpreta il tutto in base ai limiti che derivano dalla sua struttura e dall’esperienza pregressa, quindi l’empirismo, su cui si fonda la medicina occidentale, è una “costruzione cognitiva” dei suoi inventori e dei suoi seguaci.

Ma ciò che lascia più perplessi è che dopo più di un secolo, nonostante le evidenze scientifiche, la maggior parte della “pseudo scienza medica” impone, seguendo la logica degli empiristi, le sue opinioni facendole passare per certezze assolute indiscutibili.

Tale autoritarismo medico è molto presente in ambito psichiatrico, dove le fantasie interpretative di tipo bio-centrico si arrogano il diritto di togliere a un cittadino italiano i suoi principali diritti costituzionali in nome di una presunta “non consapevolezza” che ha bisogno di cure psichiatriche attraverso una trattamento sanitario obbligatorio.

Tutto questo ha attinenza con il sistema medioevale e non con un sistema politico presumibilmente di tipo democratico.

Concludendo: la pratica medica ha una base scientifica dubbia in particolare in ambito psichiatrico, perché parte da un modello conoscitivo di tipo empirico, modello che da più di un secolo è stato dimostrato essere falso, pertanto non può in alcun modo limitare la libertà individuale e l’efficienza ideativa tramite l’obbligo ad assumere sostanze chimiche inibenti i processi neuronali.

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Si eredita l’esperienza psicologica di violenza degli antenati non un dna malato, quindi è su questo che andrebbe fatta prevenzione.

La memoria esplicita, riguarda il ricordo cosciente di informazioni che riguardano persone, luoghi, e oggetti, essa collega la nostra vita mentale consentendoci di ricordare cosa, dove e con chi abbiamo svolto determinate azioni, durante i giorni, le settimane, i mesi gli anni precedenti.

Le strutture deputate alla memoria esplicita sembrano essere principalmente la corteccia prefrontale e l’ippocampo. L’ippocampo conserva le informazioni della memoria esplicita, a lungo termine, ma la conservazione finale di tutte le memorie, si ritiene sia nella corteccia cerebrale.

La memoria esplicita garantisce una memoria operativa che deriva da una persistente attività neurale (potenziale a lungo termine) della corteccia, in cui è implicata l’attività modulatoria del neurotrasmettitore: dopamina.

In alcuni neuroni corticali (es nei neuroni della corteccia entorinale) una breve stimolazione elettrica può produrre una scarica persistente, e una persistente attività riverberante fra popolazioni di neuroni eccitatori situati in diverse regioni cerebrali, analogamente fra popolazioni di neuroni differenti possiamo avere attività da sinapsi inibitorie.

Si tratta di un meccanismo feedback che modula l’impulso a secondo del circuito e non in relazione all’attività dei neurotrasmettitori (presenza o meno dei neurotrasmettitori nello spazio inter-sinaptico) o alla presenza o assenza dell’impulso eccitatorio, ma in base alla persistenza o meno di tale impulso nonché del circuito su cui si propaga e all’intensità minima necessaria.

La memoria operativa dipende anche dall’azione modulatoria della dopamina (D1) la quale risulta efficace per livelli intermedi di attivazione, un attivazione eccessiva (stress operativo) da luogo ad alterazioni della regolazione dopaminergica producendo deficit cognitivi (disturbi schizofrenici) quindi è sufficiente mettere un soggetto in una situazione di iper-stimolazione circostanziale in cui la memoria operativa va incontro a sovraccarico, per esempio dove la sequenza operativa risulta contradditoria e conflittuale (es mobbing) per avere degli effetti schizogeni sul soggetto.

Per fare un esempio pratico una personalità narcisistica, in una posizione di comando, potrebbe dare in continuazione indicazioni operative in una certa direzione, per poi giudicare negativamente il risultato dicendo che il processo operativo avrebbe dovuto essere interpretato differentemente, al solo scopo di mantenere una situazione di dominio, “senza merito” (maggiori abilità e competenze).

Questo dapprima attiva nei sottoposti, il circuito neuronale a livello intermedio, ma poi lo sovraccarica in modo persistente inducendo una maggiore crescita sinaptica (per esempio di circuiti in cui è coinvolta la dopamina) che però non darà luogo a una più complessa e veloce ideazione operativa, di maggiore efficacia, per il semplice fatto che a monte la personalità narcisistica metterà sempre in discussione l’operato del sottoposto che andrà incontro a un inevitabile, “riadattamento sempre più complesso ma inefficace” che produrrà disagio psichico, e potrà modificare l’espressione epigenetica del circuito neuronale coinvolto.

Tale stimolazione psico-socio-ambientale di tipo distruttivo, produce anche una memoria a lungo termine (ma di tipo operativo-disadattivo )che richiede modificazione epigenetica della struttura della cromatina, in quanto l’induzione del potenziale a lungo termine determina metilazione delle basi citosiniche che precedono i nucleotidi della guanina del DNA secondo un complesso procedimento bio chimico che reprime la trascrizione; l’esperienza socio-ambientale modifica la modulazione dell’espressione genetica, perché la proteina regolatrice di un gene strutturale non viene fosforilata e la trascrizione viene inibita.

Tali variazioni epigenetiche, nella metilazione possono essere mantenute durante la replicazione del DNA, in seguito all’attività di metiltransferasi di mantenimento del DNA e trasmesse di genitore in figlio.

Questo significa che le esperienze cognitive dissonanti dei genitori sono ereditabili dai figli, quindi che l’ereditabilità genetica per esempio: maggiore probabilità a sviluppare disturbi psichici, deriva da esperienze di violenze psichiche subite dagli antenati.

L’ippocampo riceve informazioni sensoriali multimodali e informazioni spaziali dalla corteccia entorinale, è un circuito importante per la memoria esplicita, e si attiva attraverso dei potenziali a lungo termine (fino a molte ore) che possono reclutare segnalazioni di secondi messaggeri diversi che modificano la liberazione del neuromodulatore, quindi non si tratta di produzione e concentrazione o meno di un neurotrasmettitore (ipotesi psicofarmacologica) ma di meccanismi più complessi di attivazione o inibizione di liberazione di un neuro trasmettitore in relazione a:

  • soglie di attivazione,
  • persistenza dello stimolo
  • e a dei circuiti che attivano o meno altri meccanismi biochimici di inibizione o rilascio del neurotrasmettitore a prescindere dalla concentrazione del neurotrasmettitore (o molecola simile/psicofarmaco) propagazione o meno dello stimolo assonale e in relazione alla capacità della protein chinasi A di fosforilare RIM1alfa, quest’ultimo aspetto è responsabile delle modificazioni sinaptiche responsabili dell’apprendimento associativo nel riflesso di retrazione nell’Aplysia e nell’apprendimento della paura dovuto all’amigdala nei mammiferi, questo da luogo al potenziale a lungo termine in cui la serotonina attiva l’adenilil-ciclasi facilitando il legame della norepinefrina ai recettori beta adrenergici, nulla che abbia una qualche attinenza neuro chimica per esempio con le benzodiazepine dette ansiolitici (che invece agiscono in modo indiscriminato sui GABA che hanno effetto inibitorio), ovvero definite come terapia farmacologica per diminuire la paura.

Da queste sintetiche sottolineazioni di natura neuro-scientifica si deduce che la prevenzione sulla salute psicologica in ambito lavorativo, familiare e sociale in genere non solo migliora la qualità della vita attuale di tutti, ma influisce anche su quella delle future generazioni.

In conclusione:

  1. ogni reazione individuale a una violenza psichica subita verrà ereditata dalle future generazioni.
  2. le nominazioni degli psicofarmaci presenti in commercio non corrispondono per nulla ai reali effetti sull’organismo, ma sono semplicemente nominazioni (es: “ansiolitico” “antidepressivo” “antipsicotico”) utili alla loro commercializzazione.
  3. la prevenzione circa la salute psichica ha effetti anche sulle future generazioni.
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