Monthly Archives:Febbraio 2019

La violenza ortogonale dell’architettura.

Proseguo con i miei articoli critici sull’architettura, come premessa a una propositività che ha trovato il chiasso di un trattore, nel campo di una università, che altro non poteva fare che coprire il suono di un violino che incautamente si era messo a suonare senza rendersi conto del contesto in cui era capitato.

Per quanto sia possibile definire con la limitatezza dei nostri sensi, il tangibile che ci circonda, senza ombra di dubbio esso appare come un insieme di spirali perfettamente in armonia fra loro che pulsano entropicamente in un alternarsi contrattivo e dilatativo, come se un cuore universale segnasse il passo di questa energia che ovunque si propaga e ritorna definendo identità e movimenti.

Basta osservare le forme degli alberi che spontaneamente crescono senza subire la violenza di potature, il movimento delle onde del mare alimentate da venti le cui direzioni non sono mai ortogonali, oppure anche microscopicamente l’evolversi della crescita cellulare dal concepimento in poi.

In questo contesto di dinamiche spirali ellissoidee con l’ottusità tipica del tecnicoche impone i propri modelli assiali, la realtà fenomenica viene sventrata da forme cubiche e rettilinee, di strade, edifici, che stocasticamente si impongono su un territorio in modo  avulso da ogni rapporto con la vita e la biologia, mentre al proprio interno costruttivo, impongono sistemi ipercontrollati di dettagli semplificati in poche variabili, i tre assi cartesiani.

Inadattate per scelta, dissonanti al contesto vitale di boschi, montagne, mari, fiumi esse si impongono come un modello di mortein cui l’elevata temperatura cui sono stati sottoposti i materiali costruttivi, non permetta per diversi decenni alcuna possibilità vitale.

In questa desertificazione abitativa l’uomo occidentale è costretto a vivere, mentre sviluppa fobie verso qualsiasi cosa che abbia vita, e un autonomia propria: la biologia, la quale come uno specchio fa sentire la propria protesta, con crescite disorganizzate di cellule, i tumori, ormai sempre più diffusi non solo negli uomini ma anche in piante e animali. 

Forse la biologia aveva una traccia: il suono del canto degli uccelli, che vengono uccisi da cacciatori che si prodigano per una sempre più estesa cacofonia dell’ecosistema.

In questo contesto come una divinità mortifera, si impone la violenza ortogonale dell’architetto, e dell’urbanista, sventrando paesaggi, livellando ogni cosa in modo che tutto appaia semplice, comprensibile anche a un idiota.

In questo deserto costruttivo fatto come un insieme di granellini di materia morta: la sabbia, l’architetto “thaniatiano” in un estasi orgasmica progetta contenitori perfettamente cubici, possibilmente di soli due colori il bianco e il nero, come la scacchiera, sopra cui svolgere il gioco, gioco in cui l’architetto non si rende conto che sta giocando con se stesso e non con quella natura che vorrebbe trasformare, la banalità del male (thanatos) si specchia in un gioco che è destinato ad auto-estinguersi, per quanto l’architetto inventi vasi cubici per far stare alberi senza radici, destinati a morire a breve, i loro semi eternamente viaggeranno nel vento e si poseranno nel momento giusto al posto giusto, il grande architetto: Dio vince sempre, mentre il sole scioglie le ali di cera di cui sono fatte le idee di certi architetti, boriosi, intransigenti, ottusi e ignoranti.

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Reactive Strategies e architettura

Strategie reattive, ovvero il nostro vecchio e caro comportamentismo ottocentesco, travestito da cognitivismo, ve lo ricordate? Applicato ai bambini nelle scuole americane per oltre  mezzo secolo con l’idea della tabula rasa su cui scrivere quello che si vuole. Fu una distorsione della teoria psicologica che eludeva l’ascolto e la capacità di comprendere l’altro entrando in una relazione empatica, il comportamentismo ha silenziato tutte le responsabilità derivabili dal riconoscimento del processo causale, porterà poi in Europa alla deriva nazi – fascista.

Bene non è servito a nulla sperimentare questo delirio di onnipotenza, percorrere le vie del dolore che ha provocato in pochissimo tempo, il piatto viene servito nuovamente con aromi diversi ma la sostanza è uguale. Dissuasori urbanistici, manipolazioni emotive nell’ambiente, camice di forza invisibili studiate appositamente da esperti per imbrigliare il comportamento sociale prodotto da un insano modo di affrontare i bisogni urbanistici o meglio da tante non risposte alla stocasticità urbanistica dell’ultimo secolo.

I nostri esperti che non sanno valutare e propongono per esempio  insensatezze come ciclabili con tornanti che ti sbilanciano poi cosa faranno? Obbligheranno a utilizzare quelle demenziali ciclabili? Ebbene si perché pensare e riflettere è faticoso, imporre e costringere è più facile, in una iper stimolazione artificiale, che renderà tutti sensorialmente più inadeguati, in un fare pressione che renderà tutti più aggressivi e violenti, in un non senso che renderà tutti più ansiosi, in una esaltazione ipnotica che farà credere a tutti di essere speciale gonfiando quel narcisismo che ormai è diffusissimo e così utile ai produttori di farmaci, perché nel narcisismo la forza dell’io viene annientata creando il vuoto dell’anima e non poco dolore mentale.  E’ la nuova architettura che avanza, non meno violenta della finanza, non meno falsa della politica, non meno dissonante e contradditoria della cultura che viene propinata in modo commerciale nelle università italiane.

Presto la natura ci presenterà il conto mentre come se nulla fosse continueremo, ma penso per poco, a violentare architettonicamente la biologia di cui siamo fatti.

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Riqualificazione architettonica urbana come la chirurgia estetica.

In questa rincorsa a fare cose per produrre una proprio reddito, gli architetti odierni si sono inventati un bisogno: la necessità di pulire e rifare gli edifici storiciin nome di una “riqualificazione urbana”, etichetta linguistica che evoca qualcosa di positivo, dietro cui però c’è la cancellazione dei segni del tempo,che in realtà evocano il principio di realtà di causa/effetto, e richiamano alla necessità di azioni responsabili, e cioè  per esempio: che inquinamento, vibrazioni, distruggono la bellezza creata secoli fa e che oggi più nessuno è capace di riprodurre.

L’uomo contemporaneo vuole cancellare la propria inettitudine e i segni dell’egoismo distruttivo del proprio ostentare staus symbols come l’automobile, in un autoesaltazione del suo bisogno egocentrico che diventa un egoismo distruttivo che vorrebbe cancellare ogni responsabilità delle proprie condotte consumistiche e inquinanti, condotte che stanno estinguendo assieme a certi restauri antiche bellezze architettoniche e naturali.

E’ cosi che “la bellezza della vernice fresca” dai colori uniformi e dai caratteri cromatici avulsi dai cromatismi naturali, s’impone come un bambino viziato il cui pianto perfora i timpanisenza che nulla sappiano comunicare perché ancora incapace di parlare, e conduce tutti verso un infantilismo che tutto semplifica e nulla discerne, fatto di sguardi bassi incollati suoi propri cellulari o apparecchi tecnologici vari.

Un restiling architettonico che possiamo paragonare ai rigonfiamenti botulinici di vecchie star del cinema, come le star dell’architettura: “gli edifici storici” trasformati come i volti mostruosi e inguardabilidi certi interventi di chirurgia estetica, da azioni abrasive, leviganti che come l’acido solforico buttato sul volto di una bellissima donna, ne snaturano ogni forma e bellezza antica, ma nessuno vede perché china il proprio sguardo sul facebook o wathsapp del proprio cellulare, e comunque si sa che se qualcosa fa PIL non si tocca.

Impotenti dobbiamo convivere con questa ignoranza giovanile, boriosa di politici e architetti trentenni che si impongono come la pubblicità in un bellissimo film, perché cresciuti cosi fra supermercati, video giochi e pubblicità aggressive cosi si sono formati con la complicità di genitori sempre occupati a produrre PIL.

Tutta questa devastazione architettonica, ha ucciso l’empatia e si guarda bene dal dare anche minime risposte abitative ai bisogni reali dei poveri, degli indifesi che nel frattempo perdono la propria vita su una panchina in una fredda giornata d’inverno, offrire architettura dove c’è un reale bisogno non fa PIL, meglio buttarsi sul denaro pubblico, in progetti pagati dalle istituzioni governative: Comune, Regione, Stato, con interventi invadenti che esaltano lo stile banale e kitsh del “Renzi /Piano” di turno.

Le mie più sentite condoglianze a Mantova stanno cadendo sotto la falce mortifera del restiling edifici evocativi di poesia e storia, speriamo che da questa decadenza culturale che tutto desertifica nasca nel momento dell’irreversibile perdita una consapevolezza che certamente sarà dolorosa quanto necessaria.

 

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Fra mappe concettuali e apprendimento emotivo-motivazionale.

Sempre più spinti verso l’innovazione, l’università mantovana applica non solo il famosissimo metodo costruttivista delle mappe concettuali ideato negli anni ’70 del secolo scorso (http://www.studiopsicologiamantova.it/wp/2019/02/01/il-metodo-psico-cognitivo-dei-giovani-architetti-le-mappe-concettuali/) ma anche il metodo utilizzato dalle insegnanti delle scuole elementari: l’apprendimento emotivo-motivazionale.

Concetto elaborato in termini di “ostatività” nell’apprendimento di nuove informazioni la dove esistono sistemi coercitivi e rigidi, quindi partito dall’evidenza che dove ci sono emozioni negative il numero di nuove nozioni apprese diminuisce rispetto al numero di nozioni apprese in ambienti dove l’insorgere di emozioni negative non viene favorito (x esempio un eccesso di disciplina scolastica).

Gli psicologi e i pedagogisti che per primi evidenziarono questa relazione nell’apprendimento dei bambini non hanno mai detto che l’apprendimento debba essere solo emotivo, che l’apprendimento emotivo debba proseguire in età adulta (università) e che l’apprendimento emotivo debba omogenizzarsi fra tutti gli studenti in una sorta di apprendimento cooperativo, in cui ogni disputa dialettica è vista come conflitto da eliminare, ogni atteggiamento critico una pesantezza da emarginare il tutto in una sorta di infantilizzazione collettiva di quei giovani che diventeranno i nuovi professionisti.

A questo tipo di giovani studenti non è difficile far passare un desiderio (la scimmia che vede mangiare la banana) per empatia (sto parlando della teoria sui neuroni a specchio tanto propagandata dall’università di Parma) , una quota altimetrica di 7 metri come se fosse in realtà 15 metri, e tutti se la bevono, un idea estetica della progettazione architettonica dove un disegno con la grafica gradevole è molto più importante del suo contenuto progettuale, facendo entrare questi neolaureati in un torpore intellettuale che ovviamente il mercato del lavoro poi rifiuterà.

Anche i docenti obbligatoriamente formati a questo tipo di pratica didattica, saranno costretti a condividere lo stesso torpore intellettuale in un ottica tecnocratica (parlo del corso universitario in Progettazione dell’architettura) che il mercato tanto ama, avere tutti omologati a livelli bassi per propinargli da consumare quello che gli pare, assorbirà questo tipo di persone come consumatori e non come produttori ovviamente.

In questi giorni il capo del governo Conte, dice che siamo in recessione economica, e ci credo bene, le giovani leve che dovevano osservare capire e risolvere problemi nuovi sono state allevate con la didattica emotiva, hanno ottime competenze emotive, sanno predisporre emozioni positive ma guarda un po’ se io rendo piacevole il clima emotivo questo non è sufficiente per capire i processi causali che la realtà ci impone, e già perché per produrre benessere bisogna capire la realtà e non favorire emozioni, piccolo particolare sfuggito ai nostri illustri pedagogisti e ora che si fa? Si importano pensatori dai paesi poveri, ma attenzione i pensatori poi diventano dominatori e i nostri bravi giovani, così gradevoli diventeranno i loro schiavi?

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Il tabù dell’incertezza paterna.

Nel XX secolo purtroppo essendo la cultura monopolio maschile, non sono mai emersi e nello specifico in campo psicoanalitico e psicologico, aspetti che potessero oscurare la “potenza fallica” dell’uomo.

Nell’immaginario fallico del maschio, la sua potenza si spegne nell’incertezza paterna, ovvero nella sua ossessione di non poter mai sapere se davvero è padre del figlio che gli viene indicato dalla madre di un bambino/a.

Per quietare questa angoscia maschile, il dubbio di allevare un bambino geneticamente appartenente a un altro maschio, gli uomini si sono inventati poteri divini assegnati in quanto sacerdoti, poteri di vita e di morte, e poteri divini di poter accusare come malvage e peccaminose le donne i cui figli non avevano alcuna certezza paterna.

Stiamo parlandodelle prostitute, cosi definite dagli uomini, cioè di quelle donne che dopo essere state sedotte e violentate, vengono abbandonate nella solitudine da parte di tutto il contesto sociale, influenzato dalla cultura religiosa, nel nostro caso quella cattolica.

Nelle regioni meridionali si obbligava il maschio a sposare la donna che egli aveva ingravidato, certamente più corretto perché attribuiva al maschio la responsabilità della cosa.

Nelle regioni settentrionali dell’Italia come per esempio nella cittadina di Mantova, il maschio che aveva ingravidato la donna veniva protetto e sulla donna veniva riversata ogni responsabilità in modo calunnioso, alcune sentenze giuridiche parlano di questa reazione maschile, imputando alla donna comportamenti seduttivi che avrebbero trascinato il maschio all’atto sessuale con la premessa che l’uomo non può controllare il proprio istinto sessuale se viene sottoposto a seduzione.

Nella ridente cittadina della padania,capitava che la figlia o i figli una volta cresciuti perché non soppressi con aborti clandestini, assomigliassero irriverentemente al padre, e pertanto veniva imposto per esempio alla figlia, se il padre abitava in qualche paese della provincia di Mantova, di non avvicinarsi ai luoghi di residenza del padre per non suscitare scandalo con la sua stessa somiglianza al padre, o in altri casi di maggiore violenza sociale, se la residenza del padreclandestino corrispondeva alla residenza della madre e del figlio rigettato dal padre in quanto marito di altra donna questi se aveva molto potere sociale in quanto politico riverito rinomato e rispettatoda tutti, procedeva in modo occulto a far allontanare legalmente il figlio dalla madre, in modo che il figlio andasse a vivere in luoghi distanti e in modo che la somiglianza del figlio non suscitasse scandalo al politico che aveva ingravidato la donna e scandalo alla sua famiglia con conseguente espulsione dalla vita politica, in particolare se, si parla degli anni ’70, se il politico aveva un appartenenza democristiana.

Ovviamente in una società basata sul diritto questo poteva avvenire solo per validi motivi, per esempio una desunta incapacità mentale, magari con un tipo di patologia che non mostrasse evidenti deliri e allucinazioni, per esempio la sindrome paranoidea altresi chiamata “pazzia lucida” e come una follia  possa essere lucida è tutto da capire….

Siamo nella città di Rigoletto la città degli intrighi e dei tradimenti, ma di certo qualcosa di simile accadeva e probabilmente accade ancora in tutto il mondo; nei paesi islamici risolvono il tabu dell’incertezza paterna con una lapidazione, nei paesi asiatici inducono la donna e il figlio ad auto sopprimersi in modo suicidario, per la vergogna, in India le donne violentate si suicidano perché sanno di non poter più avere una vita nel rispetto e nella dignità, in Italia patria del diritto romano lo si faceva e lo si fa ancora manipolando leggi quindi togliendo diritti in modo pretestuoso, cioè  la “patria potestà”, e non è un caso che anche per la donna si chiami patria potestà e non matria potestà.

Cosa dire, dal punto di vista psicologico l’uomo di dovrebbe evolvere e alla luce delle recenti scoperte sul dna, che dimostrano un dna comune con tutti per il 99% , con con gli altri esseri viventi per almeno il 70%, capire che dall’atto procreativo non procede materia biologica per la metà di un altro se stesso, come erroneamente pensava la scienza medica prima, e quante fesseria ci ha rifilato la scienza medica.

In conclusione tutto quel giro ormonale in prevalenza testosteronico, durante l’atto sessuale che tanto fa sentire onnipotente il maschio, fa proseguire un misero 0,05% del suo dna, comprensivo dei suoi antenati, e la sua angoscia di incertezza paterna può contare su un misero 0,00001% di caratteri esclusivamente suoi, antenati esclusi, o forse meno.

In altre parole il maschio viene perturbato dalla “carta regalo”, la somiglianza esterna, e non dall’effettivo contenuto genetico, la somiglianza esterna è ciò che alimenta il desiderio di accudire un figlio che sembra “solo mio” almeno al 50%, mentre la natura fa il suo corso fregandosene della soggettività maschile e propagando il restante 99% di dna comune a tutti.

Le donne invece hanno propensioni accuditive a prescindere dalla somiglianza a se stesse dei “cuccioli” d’uomo.

https://youtu.be/2IasVY5_4qQ 

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Il metodo psico cognitivo dei giovani architetti le mappe concettuali.

Negli anni settanta un pedagogista statunitense J. D. Novak, teorizzo una teoria costruttivista secondo cui ogni conoscenza astratta si sviluppa secondo uno schema gerarchico di concetti.

 

In realtà si scopri successivamente che l’intuizione di Novak riguardava il tipo di linguaggio e la cultura in cui viveva una persona; nel caso del pensiero occidentale il pensiero aristotelico che ha condizionato molto l’ideazione scientifica, risultando essere in molti casi inadeguato, come asserito anche dai teorici della complessità che vedevano nel pensiero forte uno scollamento dalla realtà consistente e nel pensiero debole un’approssimazione alla realtà molto più valida e attendibile.

Il pensiero forte è il pensiero che semplifica 1000 variabili in 10, il pensiero debole è un pensiero che non semplifica e anche se vede solo 100 variabili immagina che ce ne siano altre 900, diciamo che le 1000 variabili che non vedremo mai tutte, sono la realtà, pertanto se ci svincoliamo dal linguaggio che ha caratteristiche di gerarchizzazione categorica, la realtà che non possiede categorie è esperienza sensoriale interpretata dal cervello che la codifica in varie forme in ideazione e memoria.

In altre parole il pensiero forte è un pensiero infantile e il pensiero debole è un pensiero adulto.

Nella realtà fisica non esistono le gerarchie imposte dalla  mappa concettuale, che molti architetti del politecnico di Milano ritengono essenziale per la progettazione delle loro opere.

La realtà fisica ha caratteristiche di causalità e casualità, l’architetto si trova a manipolare materiali, spazi quindi una realtà fisica, molto complessa, l’architetto ingenuo la semplifica in mappe concettuali, mentre l’architetto esperto conosce la complessità della realtà dalla propria esperienza.

Nella complessità si riconosce il processo causale e si diventa consapevole della causalità e della casualità della realtà, l’ingenuo invece è convinto di poter afferrare tutto attraverso concetti che si auto costruisce inibendo in questo modo la sua capacità di riconoscere i processi causali.

Il pensiero ingenuoe semplice è un pensiero automatico, superficiale e scarsamente risolutivo di problemi nuovi.

L’esperto se lo è veramente, sa “di non sapere” e pertanto osserva, riflette, deduce, è propenso all’autocritica intellettuale e alla ricerca.

Il creativo invece è intuitivo e sa adattare con grande gentilezza e rispetto, a una realtà la propria azione costruttiva.

Nel razionalismo architettonico, che per esempio potrebbe ritenere valido il metodo delle mappe concettuali, non c’è ne gentilezza ne rispetto, ma prepotenza e semplificazione in una auto generatività avulsa dal contesto reale  in cui si rispecchia come un narciso.

In conclusione le mappe concettuali potrebbero essere definite più un “anti architettura” ben che siano molto utili in campo pedagogico in particolare con i bambini che hanno un pensiero semplice e ingenuo.

Il razionalismo architettonico  non si cura di chi abiterà gli spazi che sta progettando, non è ne empatico ne intuitivo ne esperienziale è solo autoesaltazione della propria capacità di astrarre svincolandosi dalla realtà biologica di cui tutti noi siamo fatti, e le mappe concettuali sono le loro più amate compagne.

 

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Architetti: quando la cultura diventa spettacolo.

L’architettura ebbe nella storia funzioni differenti, la principale fu quella protettiva e di incontro sociale, poi si affiancò quella estetica in cui la funzione principale era quella di ostentare potere e creare timore reverenziale nei ceti sociali più bassi.

Oggi l’architettura si è svuotata della sua funzione principale e quindi si è svuotataanche di senso, abbiamo un’ architettura che vuole stupire a tutti i costi, con contenitori vuoti, avulsi di senso, di dubbia bellezza.

Come nel periodo fascista l’ignoranza architettonica distruggee copre le forme e le tinte degli artefatti precedenti, che ci parlavano di storia e di vicende che si sono susseguite negli anni, con i suoi tipici segni lasciati sul materico, trasformando gli edifici con stucchevoli “contenitori” quasi fossero “carte da regalo” : gli intonaci, che rendono tutto uniforme, liscio, come un foglio bianco rimasto tale perché le idee sono morte.

Ma un foglio bianco vicino a un’ opera d’arte fa una pessima figura, da qui la necessità dei nuovi architetti e restauratori di occultare tutto con piani e tinte uniformi, trasformando in deserto creativo ciò che fu un dei luoghi, l’Italia, fra i più fertili di idee e arti.

E allora l’architettura non può che trasformarsi in un festival, come il festival di San Remo che a suo tempo si sostituì alla lirica dei tempi storici precedenti volgarizzando la musica, anche l’attuale festival dell’architettura, a Mantova,  diventa luogo di intrattenimento dove si fa spettacolo, l’architettura si è trasformata in una scenografia temporanea, dove la cultura viene sostituita da bizzarre riflessioni scollegate fra loro, nel tentativo di farne un inconsistente business hollywoodiano, che fa sfilare architetti come se fossero attori famosi, e poi non stupiamoci se in questa concezione dell’architettura, scialbo diventa il destino dei terremotati abruzzesi, cui si offre una temporanea scena che poi si smonta per trasferire lo spettacolo in altro luogo, lasciandoli privi di reali soluzioni abitative.

Figlia del suo tempo l’attuale architettura scenicaha perso i proprio senso di esistere, quella di dare risposte concrete al bisogno abitativo di tutti, in un decadentismo culturale che è sotto gli occhi di tutti, ossessionata dall’idea che un edificio possa essere sporco e quindi vada ripulito e riordinato, trasforma tutto in tabula rasa, secondo una sua invenzione che chiama “razionalismo” dove tutto è lineare ingombrante e prepotente nell’occupare i luoghi incantati che furono un tempo della natura.

Il linguaggio occulta tutto questo squallore chiamando eccellenza, ciò che resta dopo aver eliminato e distrutto tutto ciò che si discostava da questo modello povero, scialbo, vuoto e privo di relazioni estetiche e funzionali con il proprio contesto ambientale e con le persone reali, in una forma di autoesaltazione solipsistica fatta di vuoti di contenuto e tanta apparenza scenica.

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