Riqualificazione architettonica urbana come la chirurgia estetica.

Riqualificazione architettonica urbana come la chirurgia estetica.

In questa rincorsa a fare cose per produrre una proprio reddito, gli architetti odierni si sono inventati un bisogno: la necessità di pulire e rifare gli edifici storiciin nome di una “riqualificazione urbana”, etichetta linguistica che evoca qualcosa di positivo, dietro cui però c’è la cancellazione dei segni del tempo,che in realtà evocano il principio di realtà di causa/effetto, e richiamano alla necessità di azioni responsabili, e cioè  per esempio: che inquinamento, vibrazioni, distruggono la bellezza creata secoli fa e che oggi più nessuno è capace di riprodurre.

L’uomo contemporaneo vuole cancellare la propria inettitudine e i segni dell’egoismo distruttivo del proprio ostentare staus symbols come l’automobile, in un autoesaltazione del suo bisogno egocentrico che diventa un egoismo distruttivo che vorrebbe cancellare ogni responsabilità delle proprie condotte consumistiche e inquinanti, condotte che stanno estinguendo assieme a certi restauri antiche bellezze architettoniche e naturali.

E’ cosi che “la bellezza della vernice fresca” dai colori uniformi e dai caratteri cromatici avulsi dai cromatismi naturali, s’impone come un bambino viziato il cui pianto perfora i timpanisenza che nulla sappiano comunicare perché ancora incapace di parlare, e conduce tutti verso un infantilismo che tutto semplifica e nulla discerne, fatto di sguardi bassi incollati suoi propri cellulari o apparecchi tecnologici vari.

Un restiling architettonico che possiamo paragonare ai rigonfiamenti botulinici di vecchie star del cinema, come le star dell’architettura: “gli edifici storici” trasformati come i volti mostruosi e inguardabilidi certi interventi di chirurgia estetica, da azioni abrasive, leviganti che come l’acido solforico buttato sul volto di una bellissima donna, ne snaturano ogni forma e bellezza antica, ma nessuno vede perché china il proprio sguardo sul facebook o wathsapp del proprio cellulare, e comunque si sa che se qualcosa fa PIL non si tocca.

Impotenti dobbiamo convivere con questa ignoranza giovanile, boriosa di politici e architetti trentenni che si impongono come la pubblicità in un bellissimo film, perché cresciuti cosi fra supermercati, video giochi e pubblicità aggressive cosi si sono formati con la complicità di genitori sempre occupati a produrre PIL.

Tutta questa devastazione architettonica, ha ucciso l’empatia e si guarda bene dal dare anche minime risposte abitative ai bisogni reali dei poveri, degli indifesi che nel frattempo perdono la propria vita su una panchina in una fredda giornata d’inverno, offrire architettura dove c’è un reale bisogno non fa PIL, meglio buttarsi sul denaro pubblico, in progetti pagati dalle istituzioni governative: Comune, Regione, Stato, con interventi invadenti che esaltano lo stile banale e kitsh del “Renzi /Piano” di turno.

Le mie più sentite condoglianze a Mantova stanno cadendo sotto la falce mortifera del restiling edifici evocativi di poesia e storia, speriamo che da questa decadenza culturale che tutto desertifica nasca nel momento dell’irreversibile perdita una consapevolezza che certamente sarà dolorosa quanto necessaria.

 

admin
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