Cosa cambia nella mente dell’anziano.

Cosa cambia nella mente dell’anziano.

Recentemente ho letto di evidenze scientifiche che affermano che anche nel cervello degli anziani esiste plasticità neuronale ovvero la capacità dei neuroni di emettere dei prolungamenti per potersi connettere con altri neuroni.

Sostanzialmente questo di dice che l’attività elettrica si propaga, magari su reti neuronali più complesse, ma non ci dice nulla del contenuto dell’ideazione, e come ho già espresso in altri articoli a mio parere il contenuto ideativo va scisso dalla presenza quantitativa di attività elettrica, cioè se c’è più massa cerebrale o più attività elettrica questo non è in relazione con la qualità ideativa.

Ma detto questo ascoltando quello che dicono gli interessati, ovvero gli anziani, senza fermarsi su immagini RMN o TAC, cosa possiamo dedurre?

Nell’anziano sono meno efficienti i sistemi sensoriali, vista udito, sensibilità al dolore, ecc…, o perlomeno hanno soglie di attivazione più alte, e questo potrebbe comportare una minore reattività, ma anche una minore interferenza con l’ideatività riflessiva in termini di capacità di concentrazione (una reattività sensoriale alta interferisce con l’attività cognitiva).

Questo ci può dire che aumenta la capacità riflessiva e diminuisce l’attività reattiva agli stimoli ambientali. Meno reattivo agli stimoli ambientali significa demente? Direi proprio di no.

Un’altra caratteristica è che aumentano i ricordi biografici e diminuisce la memoria a breve termine, quindi una maggiore efficienza della memoria a lungo termine e una minore efficienza della memoria a breve termine. Se un anziano dimentica dove ha messo le chiavi di casa ma ricorda perfettamente un episodio di 50 anni prima significa che è demente? Direi proprio di no.

Anche la capacità di discriminare i piccoli dettagli per esempio nella lettura diminuisce ma il significato globale di un testo viene più rapidamente classificato come valido o no in base ad associazioni semantiche più rapide in uno stile tipo: “intuizione” pertanto poco argomentabile in tutti i processi. Quindi se un anziano legge e scrive male le parole significa che è demente? Direi proprio di no, perché poi aggiusta con dei feedback il senso di tutto il testo e lo confronta con altre informazioni in memoria che sono quantitativamente molto più numerose che in un giovane.

Un’altra caratteristica dell’anziano è che nella “memoria di lavoro” riesce ad avere meno variabili rispetto a un giovane, questo lo rende meno efficiente in compiti operativi complessi, per esempio la pulizia accurata della propria casa, in altre parole un giovane molto rapidamente si rappresenta tutto il processo che deve fare e riesce in breve tempo a scegliere la successione operativa più veloce, l’anziano si rappresenta le funzioni simboliche ma non riesce a rappresentarsi tutta la successione operativa, in altri termini l’anziano si rappresenta l’idea di: pulire il pavimento, e lo associa con il concetto di scopa, e poi con l’idea della diversa efficienza di vari prodotti con tipi diversi di germi, per farla breve si complica la vita su un compito operativo rendendolo semantico. Quindi se un anziano è molto lento in un compito operativo significa che è demente? Ma direi proprio di no. Entrando nello specifico sono infinite le funzioni cognitive che con l’età vengono modificate e sostituite con processi ideativi che si distinguono molto da quelli che ha un bambino, un giovane o da chi ha una età più giovane, ma che il giovane non sia a conoscenza di quali sono questi processi ideativi e che l’anziano non li possa spiegare in quando sono comprensibili solo nel momento in cui vengono sperimentati non significa che non esistano.

 

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